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A Prabubolo gli studenti della Iuav costruiscono il bivacco ecologico

Assomiglia vagamente ad una yurta, le tende dei pastori nomadi asiatici, o ad un igloo, ma è in realtà il prodotto di un workshop di una settimana al quale hanno preso parte 25 studenti dell'Università di Venezia di architettura (Iuav), in collaborazione con la Eahr (Emergency Architecture & Human Rights). Lo speciale corso si è tenuto a Prabubolo, località montana alense: per l'importanza del corso e dell'iniziativa, il Comune di Ala ha deciso di dare il suo convinto patrocinio.
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Il seminario è iniziato il 14 settembre, e si conclude oggi, 21 settembre. Si è tenuto a Prabubolo. Chi salirà in questa località noterà una strana struttura, un bivacco del tutto inconsueto. A proporre la località alense è stato Federico Tomasoni, di Ala, già studente della Iuav e volontario della Eahr. Il corso, intitolato 1+1=11 Over Emergency Solution, è stato coordinato dall'architetto e docente della Iuav Giovanni Mucelli in collaborazione con Beatrice Scarparo e Andrea Maggiolo di Eahr. I venticinque corsisti, studenti dei corsi triennali e magistrali alla Iuav di Venezia, riceveranno quattro crediti.

          In questa settimana gli studenti, seguiti dai docenti, hanno realizzato una sorta di bivacco, usando tecniche che non necessitano di specializzazioni come costruttori, e materiali non inquinanti – niente plastica, per intenderci. La costruzione è un ricovero di emergenza, che può essere utile a degli escursionisti, ma lo spirito del seminario è stato quello di imparare a costruire (mettendo letteralmente “le mani in pasta”) un edificio adatto a situazioni di emergenza.

          Lo spunto è venuto dai progetti di Eahr (organizzazione internazionale con sede a Copenaghen che si occupa di aiutare comunità in situazioni di emergenza costruendo edifici di utilità pubblica). Nel 2017 aveva realizzato una scuola in Giordania con la tecnica sostenibile conosciuta come “Super-Adobe”. Questa, seppure a basso impatto ambientale, utilizzava borse di plastica. “Con i docenti della Iuav volevamo testare questa tecnica in climi non secchi e caldi, bensì umidi e freddi, come da noi sulle Alpi. Avevamo fatto un primo test un anno fa nell'agordino”, spiega Federico Tomasoni. La tecnica sperimentata a Prabubolo ha sostituito queste ultime con dei sacchi di yuta (tecnica battezzata Super-eco-adobe). La sperimentazione del 2018 vide l'utilizzo di terra umida. “Abbiamo constatato – prosegue Tomasoni – che d'inverno la terra ghiaccia e tende a rompere i sacchi di yuta. Quest'anno abbiamo utilizzato inerte riciclato, frantumando i resti di costruzione di case e strade. Ho proposto Prabubolo, luogo che conosco bene, e il luogo è piaciuto ai professori”. Ne è così nato qualcosa di molto simile ad un igloo o ad una yurta; verrà ultimato domani entro mezzogiorno, con la chiusura del seminario. Il bivacco resterà a Prabubolo alcuni mesi, per consentire le verifiche sulla bontà della tecnica usata.

          L'amministrazione ha deciso di dare il suo patrocinio all'iniziativa: “Ben volentieri lo abbiamo fatto – commenta il sindaco Claudio Soini - sia per la bontà dell'operazione, sia per la soddisfazione di poter collaborare con una università così prestigiosa e sia per il progetto umanitario di cui si parla”.

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Ultima modifica: 20 Settembre 2019